|
Da Capo Verde al Brasile
- Eleonora Albertoni
... Devo confessare che nelle mie navigazioni in Mediterraneo ho sempre
dovuto convivere con il mal di mare: giornate, … nottate passate nel
pozzetto in attesa di atterrare al porto di destinazione.
Nel febbraio 2006 decido di raggiungere Davide che con il Gindungo è
all'ancora nella baia di Palmera, isola del Sal a Capo Verde. Partiamo,
e dopo appena un centinaio
di miglia ci fermiamo all'isola di Santiago, si rimane in attesa della
meteo propizia.

E' il 19 marzo,
finalmente si salpa ... per traversare l'Atlantico, destinazione
Salvador de Bahia, Brasile, tante miglia in mezzo all'oceano senza
vedere e toccare terra ...
A dire la verità, mentre agli ordini del comandante mi davo da fare per
rizzare l'ancora a prua, armare la randa ed effettuare le manovre
necessarie per uscire dalla rada di Praia, la capitale di Capo Verde,
dentro di me una voce antipatica mi prometteva terribili sofferenze a
causa del temuto mal di mare…
In effetti sono stata fuori servizio per un paio di giorni, ma devo dire
la verità, il mare era calmo, anzi, un delicato movimento di onde e
vento costante ci spingeva avanti dolcemente, senza scossoni, senza mai
cambiare e fermarsi… il respiro dell'oceano… insomma, dopo un paio di
giorni ho messo a tacere quella sciocca vocina.

Quello non era il Mediterraneo
con i suoi repentini cambiamenti di vento e con le sue onde fastidiose
che ti scuotono sotto costa … avevo finalmente deciso di stare bene e
godermi questa traversata sino alla fine.
Lunge dormite alternate a pisolini in coperta, al riparo del tendalino
sempre montato durante il giorno, leggere un libro o sorseggiare una
bibita fresca; le attività più faticose erano controllare lo stato della
frutta e della verdura in cambusa e preparare il pane o deliziosi piatti
da gustare a pranzo o a cena.

Sono state giornate tranquille… quasi tutte... una mattina come le altre
sul diario di bordo veniva registrato un singolare episodio... e che sia
di monito a tutti i profani come me: ero al timone, la giornata
splendida ed eravamo esattamente a metà Atlantico. Davide era al
carteggio che parlava alla radio SSB, il quotidiano appuntamento sulla
ruota di DJ, io al timone (durante i collegamenti radio per evitare
interferenze spegnevamo tutta la strumentazione, e quindi anche
l'autopilota; per ovviare a questo inconveniente in seguito schermeremo
l'apparato)
Ero attenta "solamente" alla bussola e alzando gli occhi improvvisamente
appare dietro un'onda, a sinistra, a meno di 20 metri, un peschereccio:
allarme, imminente rotta di collisione!
" Davide vieni subito in
pozzetto, c'è una barca …"
Tra l'incredulità e lo stupore,
Davide interrompe velocemente il collegamento, prende il timone e
prontamente accosta a dritta al limite della strambata, evitando così un
violento scontro.
Davide rimane allibito sotto lo sguardo indifferente del conduttore del
peschereccio che fino a pochi istanti prima era insieme al suo
equipaggio, a poppa, a calare palamiti, manovrando solo all'ultimo e
rasentando la prua del Gindungo di pochi metri.
Per lunghi minuti Davide non ha pronunciato parola. L'impatto appena
evitato poteva tramutarsi in tragedia. Basta solo pensare che in quel
momento, se anche noi avessimo avuto l'autopilota inserito, la
collisione sarebbe stata inevitabile! Dopo questo episodio ho imparato
ad essere attenta e vigile durante i miei turni (e Davide non ha più
spento il radar con inserito il watchguard)

Traversando l'Oceano Atlantico
da Capo Verde a Salvador la rotta taglia l'equatore ed anche consultando
quotidianamente la meteo, o ascoltando via radio i consigli delle barche
che ci precedevano e degli amici a terra, non siamo riusciti ad evitare
quella zona detta "delle calme", la Z.C.I.T. (zona di
convergenza intertropicale) dove spesso sparisce il vento e, … quando
stai per sederti a tavola o per andare a riposarti arrivano groppi che
ti costringono a "volare" in coperta per velocissime manovre.
Ritmi da far invidia agli
equipaggi di Coppa America!
Devo dire che comunque sono occasioni da sfruttare per piacevolissime
docce fuori programma.

Ci sono state delle giornate in cui il Gindungo navigava senza superare
i 3/4 nodi di media (con 7/8 nodi di vento al massimo), eravamo come sospesi fra mare e cielo, in un
immensa azzurrità dove per 360° eravamo circondati da un anello di
nuvole, virtuale barriera al vento tanto desiderato, che lasciava
filtrare solo una leggera brezza.
Puntualmente, subito dopo il tramonto, le tenere nuvolette si
addensavano e si trasformavano in minacciosi groppi carichi di acqua che
preceduti da un bel vento incrociavano la nostra rotta o ci seguivano
sino a raggiungerci dando il via alle grandi manovre notturne…!
Gli ultimi giorni abbiamo incrociato tantissime navi porta container,
anche quattro in ventiquattro ore, e con alcune abbiamo avuto contatti
radio per chiedere loro la meteo aggiornata; la conversazione più
piacevole è stato con degli Italiani, originari di Torre Annunziata e
Sorrento, i quali ci hanno prontamente e simpaticamente fornito le
informazioni richieste, trovando molto comico il fatto che il nostro
Gindungo avesse "appena" le dimensioni della loro lancia di salvataggio.

La notte si poteva ammirare la volta celeste con uno scenario che
variava allo scorrere dei giorni, sino a relegare la nostra fedele Orsa
Maggiore in basso sull'orizzonte, a Nord, per vedere sempre più alta e
splendente la Croce del Sud salire a sinistra della nostra prua…
Bellissimo è stato svegliarsi una mattina e scoprire di essere
circondati da centinaia di delfini che giocavano davanti alla nostra
prua, e… bellissimo è stato svegliarmi ed andare in pozzetto e gridare:
terra!
Al nostro traverso a dritta, il profilo dei bianchi grattacieli di
Salvador ...!
Terra ... baciata da un bellissimo arcobaleno che solcava il cielo per
nascondersi poi dove terminano le costruzioni della città e la natura
torna a prendere il sopravvento.

Todos o' Santos, la baia di Salvador, tantissime navi alla fonda in
attesa del loro turno per il carico e scarico delle merci… e centinaia
di farfalle che al nostro atterraggio volavano verso il largo sfiorando
le vele del Gindungo e passandoci così vicino da lasciarci a bocca
aperta.
Entrando nella baia un paesaggio incredibile si presenta: uno stridente
contrasto fra i palazzi di lusso con ascensore che porta al molo privato
e le baracche che sorgono sulla riva a pochi metri di distanza; piroghe
e barche da pesca ormeggiate davanti.
Splendidi gli amici italiani Andrea di Naso Blu e Lino
e Claudia di Uomo del Faro che ci aspettavano sul molo del
CE.NA.B. per prenderci le cime, ormeggiavamo così dopo 15 giorni di
mare… gente, rumori, musica…
Il carnevale appena finito, ma
i brasiliani di Bahia non smettono mai di fare festa, e non solo loro.
Un incombente Elevatore, la torre fornita di ascensori che collega il
lungomare con il Pelorinho, la parte alta della città, sovrasta il
panorama circostante.

Il Pelorinho è il centro storico di Salvador, una sorta di "turistopoli"
creata attorno alla piazza dove venivano puniti in pubblico gli schiavi,
zona dove tutti i turisti vanno ad ammirare le particolarità
architettoniche e vengono cortesemente invitati ad un sano e liberatorio
shopping dalla presenza di innumerevoli botteghe di artigianato.
Smeraldi ed altre pietre del Brasile prontamente montati secondo i
propri gusti da abili orafi artigiani, attirano il turista come anche
gli infiniti bar e ristoranti per concludere la giornata gustando la
cucina locale.
Sul lungomare, tra il Marina e l'Elevatore (recentemente ristrutturato e
funzionante h. 24), c'è il Mercado Modelo, un'antica costruzione dove
nel passato i mercanti, dopo averli trasportati stivati nelle navi,
vendevano i loro carichi di schiavi provenienti da Capo Verde, terra
colonizzata dai Portoghesi in quanto ottimo crocevia per lo smistamento
tra Africa, Americhe ed Europa.
Ora qui al Mercado Modelo ci sono solo negozi per turisti, ma volendo è
ancora possibile visitare gli opprimenti sotterranei dove gli schiavi
destinati al mercato venivano tenuti in condizioni disumane, da noi
vagamente immaginabili, … l'aria è ancora piena della loro tristezza.
Sono rimasta affascinata dalle veleggiate che abbiamo fatto a bordo del
Gindungo avventurandoci nel Rio Paraguacu e all'isola di
Itaparica.

Dopo due settimane trascorse in
questa terra dove le palme crescono anche in città eccomi ora in Italia
dopo un lungo volo… di appena 11 ore; non vedo l'ora che arrivi
settembre per raggiungere nuovamente il Gindungo e partecipare al
trasferimento da Salvador a Buenos Aires e da Buenos Aires alla Terra
del Fuoco.
Eleonora Albertoni
|