|
La Corazzata Roma |
|
A mio padre |
|
S.D.T. Freschi Angelo |
|
|
|
Ad memoriam >>> |
|
Album fotografico
di Angelo Freschi >>> |
|
Alcune immagini per ricordare >>> |
|
|
|
 |
|
"Ciò che conta nella Storia
dei popoli non sono i sogni e le speranze e la negazione della realtà,
ma la coscienza del dovere compiuto fino in fondo..." |
|
|
|
|
ROMA
Scafo
possente dal vetusto nome,
tolda ferrigna irta di cannoni,
il fuoco che li fece ti disfece…
il mar che tu domasti
ti sommerse,
come festuca priva d’ogni vita.
Venne dal ciel
l’insidia, non domata,
e fu la fine:
un pauroso gorgo tutto travolse, al fondo.
Uomini e cose.
E poi la notte venne e tutto tacque:
sola s’udì salire una gran voce…
che l’onda propagò per tutti i mari:
voce di Morti,
dall’abisso fondo,
monito al Mondo:
ROMA… mai tramonta. |
|
|
|
(testi estratti da Rivista Marittima e Sito
web Marina Militare) |
|
|
|
L'8 settembre del 1943 è una data che
rimarrà sempre impressa nella memoria di chi era in età della ragione e
costui vi saprà dire dove era e cosa ha fatto in quelle ore tanto
significative per l'Italia.
Per
le nostre forze armate lo shock fu totale, da un giorno all'altro era
cambiato tutto, chi era alleato non lo era più e chi nemico non si
sapeva bene cosa, ma la questione più grave, e che ebbe tante
conseguenze funeste, fu il fatto che i comandi generali si dissolsero
come neve al sole generando confusione ed incertezza, era il caos
totale. |
|
Per capire meglio le vicende che videro
come tragico teatro le acque del golfo dell'Asinara, dobbiamo fare un
piccolo passo indietro e considerare la situazione della Marina Italiana
il giorno precedente l'armistizio. |
|
La flotta da battaglia, alla fonda a La
Spezia e totalmente all'oscuro delle trattative, era pronta a muovere
contro le forze d'invasione alleate che si stavano avvicinando alle
coste di Salerno. L'Ammiraglio De Courten, Capo di Stato Maggiore della
Regia Marina, ricordò in seguito il colloquio avuto quel giorno con
l'ammiraglio Bergamini, comandante in capo della squadra, e
l'assicurazione da lui avuta circa lo spirito e l'estrema decisione di
tutti gli equipaggi a compiere fino in fondo il proprio dovere, ben
consci di combattere l'ultima battaglia. |
|
|
|
 |
|
|
|
La notizia dell'armistizio raggiunse gli
equipaggi e il mondo intero alle 18 dell'8 settembre, anche se era stato
firmato già segretamente il 3, e le clausole riguardanti la marina
prevedevano il trasferimento della squadra del Tirreno al porto di Bona,
mentre la flotta di Taranto si sarebbe diretta a Malta, con tutte le
navi innalzanti un pennello nero e con dischi sempre neri dipinti in
coperta. |
|
De Courten, nelle ore immediatamente
successive, ricorda inoltre di aver sentito telefonicamente l'ammiraglio
Bergamini il quale gli disse che era orientato per l'autoaffondamento, e
che solo le sue insistenze e la convinzione di alleviare una situazione
già pesante lo convinsero a recedere e che si doveva consegnare la
flotta alle forze alleate. |
|
Alle 00.03 del mattino del 9 la squadra
di La Spezia prende il mare con direzione La Maddalena passando a
ponente della Corsica. Alle 06.30 all'altezza di Capo Corso si unisce un
gruppo di navi proveniente da Genova e alle 08.40 altri quattro
cacciatorpedinieri provenienti da La Spezia. |
|
Sono ventidue splendide navi, e la
corazzata Roma con le insegne dell'ammiraglio Bergamini è in testa alla
formazione. La squadra naviga velocemente al largo della costa
occidentale della Corsica e, avvistata l'Asinara aveva accostato di 45°
per imboccare l'entrata di ponente di La Maddalena. |
|
Ma la base navale non può e non deve
ricevere le navi, con un colpo di mano i tedeschi se ne sono impadroniti
alle 11.25, ma è solo alle 14.20 che Bergamini viene informato ed
immediatamente ordina l'inversione di rotta, e la Roma fino a quel
momento in testa alla formazione si trova ora in coda. |
|
|
|
 |
|
|
|
Alle 15.10 un gruppo di cacciabombardieri
Junkers attaccò le navi, le quali aprirono il fuoco contraereo e
manovrarono in modo da sfuggire alle bombe: nessuna unità fu colpita
mentre un aereo venne abbattuto. |
|
Gli aerei tedeschi avevano in dotazione
un nuovo tipo di bomba che si rivelò micidiale, la FX 1400, che oltre a
contenere una tonnellata e mezzo di esplosivo era radioguidata e con
propulsione a razzo; quest'ultimo artificio, oltre a conferire una
velocità prossima ai 300 km/h, generava una scia di fumo che facilitava
l'indirizzamento dell'ordigno verso il bersaglio. Non era facile
utilizzare questa nuova arma, sopratutto variava di molto l'angolo di
sgancio rispetto le bombe tradizionali, ed anche perché era richiesta
notevole abilità al manovratore del radiocomando per le ultime
importantissime correzioni. |
|
|
|
 |
|
La bomba tele guidata FX
1400 |
|
|
|
Gli equipaggi della dozzina di Dornier Do
17 K, che comparvero nel cielo sopra le navi alle 15.50, erano
perfettamente addestrati all'uso di tale bomba progettata espressamente
in funzione antinave, e probabilmente già da tempo pronti ad entrare in
azione contro le nostre maggiori unità da battaglia. |
|
Sin da subito gli attacchi si
concentrarono verso la Roma, una prima bomba cadde vicinissimo la
murata di dritta di poppavia, scoppiando sotto lo scafo. Le motrici
corrispondenti alle due eliche poppiere si arrestarono e la velocità
cadde a 16 nodi, ma i provvedimenti immediatamente presi dal personale
contennero lo sbandamento entro il limite di pochi gradi. |
|
|
|
 |
|
|
|
La seconda bomba cadde sul lato sinistro
tra il torrione di comando e la torre sopraelevata, provocando
l'allagamento del locale delle motrici prodiere (corrispondenti alle due
eliche esterne) e l'arresto della nave, la deflagrazione in rapida
successione di tutti i depositi di munizioni prodieri, l'incendio in
numerosi locali con cessazione dell'erogazione di energia elettrica, lo
sbandamento del torrione di comando. |
|
L'imponenza dell'esplosione nelle
santabarbare mise rapidamente la nave in condizioni disperate. Cominciò
a sbandare sulla dritta e si arrestò per alcuni istanti col trincarino
di dritta a mezzo metro dall'acqua: fu allora che il tenente di vascello
Incisa, il più anziano dei pochi ufficiali superstiti ordinò di
abbandonare la nave. |
|
|
|
 |
|
|
|
Subito dopo, alle 16.12, la Roma,
accelerando il movimento di rotazione, si capovolse spezzandosi in due
tronconi e scomparve. Per breve tempo la poppa rimase verticale con le
eliche fuori dall'acqua, la prora affondò con moto lentissimo. |
|
|
|
Narra un testimone, il Comandante
Garofalo imbarcato sull'Italia: "Tutto è avvenuto in pochi minuti, ma
siamo ormai lontani dal punto in cui la Roma è ferma avvolta dal fumo:
la prora quasi non si vede più; le navi maggiori impegnate nella manovra
difensiva si allontanano dalla compagna ferita mentre alcuni
cacciatorpediniere dirigono verso di essa per il salvataggio dei
naufraghi.
L'ultima visione che ho della nave
ammiraglia sono tre fuochi da segnali che salgono verso il cielo,
scoppiando in tre stelle rosse; l'ultima voce che arriva a noi è quella
di un radiosegnalatore che dice "sono in pericolo" e che ripete dopo
qualche secondo "in pericolo di morte". |
|
Morirono 1266 uomini d'equipaggio, 86
ufficiali, tra cui il comandante della nave capitano di vascello Adone
del Cima, l'Ammiraglio Bergamini e il suo Stato Maggiore. Il resto della
squadra, dopo aver raccolto i superstiti, si salvarono in 520, dovette
respingere altri attacchi aerei, e si divise in due gruppi, uno
raggiunse Malta, l'altro le Baleari dove fu internato sino alla fine
della guerra. Alla memoria dei marinai della Roma è stata innalzata
sull'isolotto della Paura presso Santo Stefano una colonna granitica
decorata da un gruppo bronzeo rappresentante la procellaria. Nel 1996 la
nave idrografica della Marina Militare "Ammiraglio Magnaghi" ha condotto
una campagna di ricerca a circa 15 miglia a SW di Capo Testa allo scopo
di individuare con precisione il relitto sul fondo |
|
|
|
Scheda tecnica Corazzata ROMA |
|
 |
|
Apparteneva alla classe Littorio |
|
Progettata dal Generale Pugliese,
rappresentava una delle prime Unità da 35.000 tonnellate costruita al
mondo ed era considerata, insieme alle sue gemelle, la migliore unità
in servizio in cui potenza, protezione e velocità raggiungevano un
buon livello di armonico equilibrio. |
|
 |
|
Posa della prima lamiera della Corazzata Roma |
|
|
|
Cantieri Navali Riuniti dell'Adriatico,
Trieste |
-
Impostata 18-9-1938
-
varo 9-6-1940
-
in servizio 14-6-1942
-
affondata 9-9-1943
|
|
 |
|
Il
varo della Corazzata Roma |
|
Dimensioni |
|
|
|
Armamento |
-
9 Cannoni da 381/50 mm
-
12 Cannoni da 152/55 mm.
-
12 Cannoni da 90/50 mm. a.a.
-
4 Cannoni da 120/40 mm. per tiro
illuminante
-
20 mitragliere da 37/54 mm. a.a.
-
16 mitragliere da 20/65 mm. a.a.
- dal
1942 28 mitragliere da 20/65 mm. su Littorio e Roma - 32 su Vittorio
Veneto
-
3 aerei
|
|
Protezione |
-
verticale al galleggiamento, massima
350 mm. orizzontale a centro nave (nei punti di maggiore spessore)
massima 207 mm.
-
torri grosso calibro, massima 380 mm.
(nella parte frontale)
-
basamenti torri grosso calibro 350
mm.
-
torri medio calibro, massima 280 mm.
(nella parte frontale)
-
basamenti torri medio calibro 150 mm.
torrione corazzato, massima 260 mm.
|
|
Apparato Motore |
-
8 Caldaie tipo Yarrow, a tubi d'acqua
subverticali con surriscaldatori
-
4 Gruppi dì turbine Belluzzo con
riduttori
-
4 eliche tripale
|
|
Potenza |
|
|
|
Autonomia |
-
4.580 miglia a 16 nodi
-
3.920 miglia a 20 nodi
-
1.770 miglia a 30 nodi
|
|
Combustibile |
|
|
|
Equipaggio |
|
|
|
L'unità non fece in tempo a partecipare
ad alcuna missione di guerra: lasciata La Spezia il 9 settembre 1943,
in base alle clausole armistiziali, fu colpita da bombe a razzo
lanciate da aerei germanici ed affondò al largo dell'isola
dell'Asinara.
|
|
 |
|
|
|
09 Settembre 1943 |
|
Estratto da
"L’ultima missione della
Corazzata Roma"
di Agostino Incisa Della Rocchetta |
|
.... Gli aerei attaccanti erano
(tedeschi n.d.r.) i Dornier Do217K che qualcuno a bordo delle navi
scambiò per Heinkel111, simili come struttura generale, ma con il
posto di pilotaggio e di puntamento a linee arrotondate, mentre i
Do217K avevano una linea che scendeva a poppavia del posto di
pilotaggio.
Questo, perciò, risultava più alto del
resto della carlinga, anche per dare alle mitragliere che difendevano
i settori poppieri in alto, una migliore posizione.
|
|
 |
|
Ogni aereo portava una sola bomba
speciale radiocomandata e con propulsione a razzo, che le conferiva
una velocità di caduta di circa 300 m/sec, notevolmente superiore a
quella naturale dovuta alla sola forza di gravità.
|
|
Inoltre aveva speciali doti di
perforazione delle corazze essendo studiata, appunto, per l'impiego
contro navi.
La bomba mortale che colpì La Nave Roma
era stata progettata sin dal 1939 dal
dott. Kramer ed era contraddistinta dalla sigla FX-1.400 e chiamata
familiarmente Fritz-X.
Secondo altre fonti essa avrebbe avuto la sigla
PC-1.400X, o anche SD-1.400.
Esisteva anche un'altra bomba di caratteristiche analoghe, la Henschel
293, ma quella impiegata contro le nostre navi fu la FX-1.400. Essa
era lunga m 3,30, aveva un diametro di mm 500 circa, pesava kg 1.400 e
portava kg 300 di esplosivo.
La spinta del razzo annullava quasi del tutto la componente
orizzontale della velocità di caduta che hanno le bombe normali,
componente dovuta alla velocità dell'aereo.
|
|
|
|
 |
|
|
|
Ecco perché, mentre nelle azioni di
bombardamento con bombe tradizionali, lo sgancio avveniva su un sito
intorno ai 60°, queste nuove bombe venivano sganciate su un sito
superiore agli 80°.
Questa forma inusitata di attacco
trasse inizialmente in inganno i comandanti delle navi italiane, i
quali, vedendo che gli aerei superavano il sito 60° senza sganciare,
pensarono che non avessero intenzioni ostili...
...
A causa di questo elemento di sorpresa, il fuoco antiaereo fu tardivo,
anche perché, evidentemente, il Comando in Capo delle FF.NN.B. non
voleva essere il primo a compiere atti ostili contro l'ex alleato.
|
|
Il DT c.a. di dritta T.V. Medanich
aveva gli aerei in punteria già da quando essi erano a m 14.000 sul
sito e dato che i cannoni da 90 potevano sparare ad un ritmo di 18-20
colpi al minuto ed avevano una gittata massima intorno ai m 13.000, ci
sarebbe stato il tempo per aggiustare bene il tiro.
Inoltre, se si fosse deciso l'impiego
di tiro di sbarramento antiaereo con i 152, che era previsto dalle
norme, benché gli aerei volassero a m 5.000 di quota, il sito a m
14.000 sarebbe stato sufficientemente basso per poter far fuoco anche
con i 152 che avevano un'elevazione massima di 45°. |
|
Il Magg. Jope disse, in un'intervista, che condusse l'attacco a m
5.000 di quota sia perché quella era la quota più adatta per l'uso
delle FX-1.400, sia perché egli sapeva che la contraerea delle navi
italiane poteva sparare a circa m 4.000, il che non è esatto.
La FX-1.400 veniva seguita nella sua
traiettoria che poteva essere corretta con radiocomando e questo
spiega la sua straordinaria precisione. |
|
Dalle deposizioni dei naufraghi, risulta che in totale le bombe
dirette contro la Roma furono 4: una prima caduta in mare all'altezza
del barcarizzo di poppa [vedi deposizione del G.M. F. Saverio Bernardi],
una seconda che colpi la nave sul castello a dritta, a murata fra i
complessi da 90 n. 9 e n. 11, una terza che cadde in acqua a sinistra,
molto vicina allo scafo; una quarta che, entrata fra il torrione e la
torre m.c. di prora a sinistra, provocò la deflagrazione dei depositi. |
|
|
|
9 settembre 1943 - h 16:11 |
|
La Roma, gravemente
colpita, si capovolse spezzandosi in due tronconi che affondarono
verticalmente. |
|
Nell’affondamento della Roma
persero la vita almeno 1.393 uomini su un equipaggio di 2021
unità (compreso il personale del CC.FF.NN.BB.). |
|
Le perdite risultarono così costituite:
|
|
Presenti a bordo |
Deceduti o dispersi |
Superstiti |
|
Ufficiali |
115 |
85 |
30 |
|
Sottufficiali |
279 |
231 |
48 |
|
Sc. e comuni |
1.627 |
1.077 |
550 |
|
Totali |
2.021 |
1.393 |
628 |
|
|
|
|
Il comportamento del personale della
Roma, così come risulta dalle testimonianze rese dai reduci della nave
alla Commissione d’Inchiesta Speciale (CIS), che viene nominata
ogniqualvolta si verifica l’affondamento per motivi bellici di una
nostra unità da guerra, fu esemplare fin dalla partenza della nave da
La Spezia. |
|
Moltissimi furono gli episodi di
abnegazione per salvare i compagni feriti o gravemente ustionati, così
come fu encomiabile l’opera degli ufficiali e dei sottufficiali i
quali, con la loro sicurezza e tranquillità, riuscirono a mantenere la
calma e l’ordine nelle zone colpite dalle bombe e dagli incendi
sviluppatisi. |
|
Molti persero la vita pur di dare
soccorso ai compagni che erano rimasti intrappolati in zone della nave
colpite e dalle quali non avrebbero potuto trovare scampo. Allorché fu
evidente che la corazzata era ormai in procinto di affondare, gli
ufficiali ed i sottufficiali avviarono verso poppa il personale,
aiutando i feriti più gravi. |
|
|
|
Cronologia degli eventi |
|
(partenza da la Spezia - affondamento nelle acque dell'Asinara) |
|
|
|
02.25 |
La flotta Italiana,
composta da 23 unità navali comandate dall'Ammiraglio Carlo
Bergamini imbarcato sulla corazzata Roma, lasciava La Spezia
dov'era ormeggiata e si dirigeva verso La Maddalena. |
|
02.26 |
La flotta veniva
raggiunta da altre unità provenienti dal porto di Genova. |
|
06.30 |
Alla squadra navale si
aggiungeva l'ottava Divisione e, circa due ore dopo, la formazione
si completava con l'avvicinamento della squadriglia torpediniere
Pegaso. |
|
09.00 |
Il convoglio incrociava a
ponente della Corsica. |
|
09.45 |
Veniva avvistato un
ricognitore inglese (presumibilmente un Glenn Martin Marauder) che
prese a girare intorno alla flotta. |
|
10.30 |
Veniva identificato un
ricognitore tedesco, al che la flotta prendeva a navigare a zigzag
(le navi militari infatti navigavano zigzagando durante un
bombardamento per evitare le traiettorie verticali delle bombe in
caduta). |
|
12.00 |
Quando veniva scorta
l'isola dell'Asinara, le navi riassumevano l'ordine di navigazione
in linea di fila cessando di zigzagare. |
|
12.34 |
Le unità si disponevano
per entrare nelle acque prossime alla Maddalena per poi dirigersi
al porto. |
|
14.45 |
Le navi ricevevano un
telegramma dallo Stato maggiore di Roma che comunicava la caduta
della Maddalena in mani tedesche. Il Comandante in Capo,
Ammiraglio Bergamini, decideva dunque di invertire rapidamente la
rotta in direzione Asinara. |
|
15.10 |
Veniva avvistata una
formazione di 15 bombardieri Dornier 217 tedeschi con rotta delle
navi. Veniva pertanto lanciato l'allarme aereo al quale seguivano
i primi colpi di cannone antiaereo dalle navi. |
|
15.36 |
Una prima bomba cadeva di
fianco alla poppa della corazzata Italia sollevando un enorme muro
d'acqua. |
|
15.50 |
Una bomba colpiva il lato
sinistro della corazzata Roma provocandone un drastico
rallentamento. |
|
16.00 |
Un'altra bomba centrava
la Roma provocando l'esplosione del deposito di munizioni di
prora. L'esplosione generava un vasto incendio a bordo in
corrispondenza delle torri prodiere, della plancia e del fumaiolo
prodiero. La nave progressivamente si spezzava in due tronconi e
lentamente si inabissava. |
|
16.11 |
La nave scompare in mare
insieme a 1253 (?) uomini del Suo equipaggio, ivi compreso
l'Ammiraglio Bergamini. |
|
|
|
|
Il recupero dei naufraghi della Roma |
|
I naufraghi della Roma, furono
recuperati dai cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere e
Carabiniere, dall’incrociatore Attilio Regolo e dalle torpediniere
Pegaso, Impetuoso e Orsa.
Dei seicentoventotto (altre fonti
indicano 622 - n.d.r.) uomini salvati, nove decedettero a bordo delle
nostre navi, sedici all’Ospedale di porto Mahon, ed uno a Caldes de
Malavella per incidente automobilistico. I superstiti della Roma
furono quindi cinquecentonovantasei. |
|
|
|
 |
|
Su Nave San
Giorgio al largo dell'Asinara
Alcune immagini della
Commemorazione per il 60° anniversario della tragedia della
Nave Roma |
|
|
|
Ad memoriam >>> |
|
Album fotografico
di Angelo Freschi >>> |
|
Alcune immagini per ricordare >>> |
|
|
|
TOP |
|
|